Gianluca Sgherri
B come Bestemmia / Blasphemy.
Bestemmia. Nel linguaggio quotidiano di un tempo — e, in parte, ancora oggi — in alcune aree della Toscana, soprattutto negli ambienti popolari e nelle relazioni informali tra parenti, amici e conoscenti, le bestemmie e le imprecazioni non erano percepite tutte allo stesso modo. Si distingueva infatti, in maniera informale, tra espressioni ritenute “leggere” e altre considerate “pesanti”. Le due categorie spesso si affiancavano e, a seconda del contesto, potevano essere usate in modo alternato o intercambiabile.
Le espressioni più forti e rischiose, caratterizzate da termini particolarmente volgari, venivano spesso associate a oggetti, luoghi o figure generiche, evitando così un riferimento diretto a persone specifiche o a figure sacre (ad esempio: “maremma schifa impestata”, “porca troia”, “ir budello di tu ma”, ecc.).
Le imprecazioni ritenute più leggere, talvolta persino innocue, pur mantenendo una certa intensità espressiva, erano invece frequentemente rivolte all’interlocutore, a persone conosciute o anche al divino (ad esempio: “madonna madonna”, “cristo in croce”, “dio bono”, ecc.), senza essere necessariamente percepite come un’offesa grave all’interno di quel particolare contesto culturale.
In questo modo si otteneva comunque l’effetto desiderato — sfogare rabbia, sorpresa o frustrazione — rispettando implicitamente un equilibrio dettato dalle convenzioni sociali locali e, nella maggior parte dei casi, evitando conseguenze di carattere morale o relazionale.
English version
Az Alphabetical Self-Portraits
Gianluca Sgherri
B come Bestemmia / Blasphemy.
Blasphemy. In everyday language of the past—and, to some extent, still today—in some areas of Tuscany, especially in working-class environments and in informal relationships between relatives, friends, and acquaintances, blasphemies and imprecations were not all perceived equally. Indeed, informal distinctions were made between expressions considered “light” and others considered “heavy.” The two categories often appeared side by side and, depending on the context, could be used alternately or interchangeably.
The strongest and most risky expressions, characterized by particularly vulgar terms, were often associated with generic objects, places, or figures, thus avoiding direct reference to specific people or sacred figures (for example: “maremma schifa impstata,” “porca troia,” “ir budello di tu ma,” etc.).
Swear words considered milder, sometimes even harmless, while retaining a certain expressive intensity, were frequently directed at the interlocutor, acquaintances, or even at the divine (for example, “Madonna, Madonna,” “Christ on the Cross,” “Good God,” etc.), without necessarily being perceived as a serious offense within that particular cultural context.
In this way, the desired effect was achieved—releasing anger, surprise, or frustration—while implicitly respecting a balance dictated by local social conventions and, in most cases, avoiding moral or relational consequences.



