Intervista in tre domande ad Adalberto Abbate

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Gabriele Landi: Ciao Adalberto, che peso ha la politica in quello che fai?

Adalberto Abbate: ciao Gabriele! Direi che in tutto quello che faccio ha molto peso la vita nelle sue possibili sfaccettature… e visto che la vita è politica… ogni giorno non dimentico di contestare, discutere e protestare per migliorare la mia vita e quella che vivono gli altri. Ci provo, anche se il successo non sempre  segue ai buoni propositi. L’arte è come una macchina da guerra, è uno strumento per combattere l’incompetenza, il pregiudizio, l’ignoranza, la violenza, la sopraffazione e la paura. Uso l’arte come un urlo di  denuncia, come cura, come conforto, come voce per ricordare chi ha combattuto la mafia, la corrotta politica e i mostri della storia e dell’animo umano.
   
G. L. : Sei un iconoclasta?
 
A. A. : Non distruggo nulla… semmai modifico la storia che ci è stata raccontata creandone una nuova che possa chiarire meglio le idee e che possa cucirsi con il mio modo  di agire e pensare.  Non sono spinto o motivato da un’indiscriminata polemica distruttiva. Se faccio polemica o critico è per costruire qualcosa di migliore. Le mie immagini non mettono alla berlina le religioni, le tradizioni, le convinzioni e le  direzioni culturali ritenute fondamentali dalla società a cui apparteniamo. Cercano  seriamente di segnalarne i difetti, le incrinature, le incongruenze, le vergogne che di  solito sono ben celate o confuse agli occhi di chi deve accettarle e condividerle. Sono convinto che sappiamo come migliorare i tasselli della nostra esistenza ma molti  di questi sembrano progettati per peggiorare lo stato delle cose. L’arte e il sistema culturale  sono i tasselli sociali che tendono a deteriorarsi più di tutti… e anche più velocemente degli altri. Sono collegati al denaro e ai malaffari, alla peggiore politica, allo sfruttamento delle risorse e dell’umanità, ai poteri politici più beceri e vergognosi. Costruisco storie e realtà da tutto ciò che assorbo, ma non tutto ciò che assorbo mi/ci fa  stare un granché bene. Dubito di ogni cosa che abbia un aspetto impeccabile e confortante, ammaliante e  avvincente… dubito dei devoti alla bellezza, perché queste cose distolgono  dalla giusta direzione, mi distruggono l’entusiasmo, mi inaridiscono.
   
G. L. : Vettor Pisani diceva: ”Chi non passa alla storia passa alla geografia” per te  la città in cui vivi ha un influsso su quello che fai?  

A. A. : Parlando dell’influenza della città in cui vivo… un Edipo bambino contemporaneo  e palermitano avrebbe risposto alla Sfinge con queste parole “chi non passa alla storia passa  alla geografia o mi suca a minchia a mia”. Sì, Palermo è il mio punto di osservazione del mondo… da un punto così strategico ne vedo, ben evidenziate, tutte le brutture.  Sono nato in una città del male, baciata da un sole e da un clima da paradiso terreste.  È una città che sembra sempre al centro di un’apocalisse in pieno svolgimento. In questa terra non si vive e basta ma si combatte per vivere, anzi per sopravvivere.  È da qui che posso comprendere le difficoltà di chi chiede aiuto; le differenze, le paure e le insicurezze di chi vive qui come in altre parte del mondo. C’e’ un detto siciliano: ‘U saziu nun criri a lu diunu  …ecco noi in Sicilia da secoli non siamo mai riusciti a saziarci…e quindi possiamo credere e capire visceralmente l’altro da se. Adalberto

Abbate è nato a Palermo nel 1975 dove vive e lavora. dal 1998 ad oggi ha esposto in diversi centri d’arte contemporanea internazionali come: Musée historique et des porcelaines de Nyon;
Museo Mart, Rovereto;
Museo Riso d’arte contemporanea, Palermo;
Museum für Kommunikation, Bern;
Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano;
Ausstellungsraum Klingental, Basel;
GAM, Palermo;
VAF-Stiftung, Frankfurt; Museo di Palazzo Mirto, Palermo;
Kunstlerverein Malkasten, Dusseldorf;   Uno fra tutti il Beaubourg parigino (è del 2012 la Personale  “Utopies, des mondes imaginaires vus à la loupe” Centre Pompidou, Paris, 2012.  
Dal 2018 ha fondato SPAZIO RIVOLUZIONE uno spazio indipendente per l’arte politica a Palermo. Il progetto nasce dalla volontà di gestire in modo assolutamente autonomo e indipendente  un luogo che sia non solo svincolato dal mercato e dai sistemi elitari, ma che sia anche  uno spazio di rigenerazione del pensiero per riflettere sullo strato politico e antropologico  in un momento storico di forti conflitti ideologici.