#paroladartista #intervistaartista #ilariaabbiento
Gabriele Landi: Ciao Ilaria, che valore ha per te l’idea del racconto?
Ilaria Abbiento: Ciao Gabriele, la narrazione è un aspetto della mia pratica artistica indispensabile. Costruisco con le immagini fotografiche un racconto che spesso è costellatoda parole, poesie ed elementi materici. Alcune frasi, che si accordano alle immagini, sono prese talvolta dalle pagine dei miei diari di viaggio. Le trascrivo durante il cammino e colleziono nel processo di ricerca alcune tracce materiche che poi installo insieme alle opere fotografiche come segni tangibili della mia narrazione.
Attraverso questi elementi cerco di raccontare il mio “mare interiore” e mi piace pensare
Che, in qualche modo, stia costruendo nel tempo “un’antologia poetica” dell’ oceano della mia esistenza.
Gabriele Landi: Come mai le tue immagini sono prevalentemente acquatiche?
Ilaria Abbiento: L’acqua è per me l’elemento più incantevole di tutto il pianeta Terra.
Vita, origine, liquido amniotico, oceano esistenziale, l’acqua è un “miracolo azzurro”.
Conservo un legame molto forte con l’acqua di mare fin da quando ero una bambina e mi incantavo a guardarlo e ascoltarlo per ore fino a “perdermi”, come quando si recita un mantra. E’ l’elemento fluido che ho scelto di osservare e approfondire nella mia ricerca molti anni fa, che mi permette di “immergermi” profondamente per esplorare “l’emulsione liquida” del mio stato interiore.
E’il fil rouge “turchese”che unisce tutte le mie opere nella geografia di pensiero di questa grande carta nautica immaginaria che sto costruendo nel tempo.
Mare, balsamo per le ferite, dolce anestetico per il dolore.
Gabriele Landi: La dimensione mnemonica che ruolo gioca in tutto questo?
Ilaria Abbiento: La memoria. Il desiderio di immergermi completamente in quest’oceano ha avuto origine da alcuni ricordi legati alla mia infanzia. Te ne racconto uno.
La prima volta che ho visto il sangue avevo 3 o 4 anni, ero sul Lido Conchiglia a Paestum, luogo in cui poi ho passato molte estati della mia vita, e saltellavo da un gradino all’altro sulle scale che scendevano sulla spiaggia. All’improvviso caddi e mi sbucciai tutte e due le ginocchia. Cominciai a piangere, non tanto per il dolore della caduta ma per la vista dei rivoli di sangue che colavano sulle mie gambe minute e dorate al sole.
Mi soccorse mio padre, mi prese in braccio e mi immerse nel mare.
Non comprendevo bene il motivo di quel gesto, poi lui con dolcezza sorrise e mi disse: “Ilaria lo sai che il mare guarisce tutte le ferite?” Provai un senso di protezione molto profondo che costantemente riaffiora nella mia memoria insieme al sapore del sale del mare che può curare tutte le lesioni.
Mio padre poi mi insegnò a nuotare.
Gabriele Landi: Spesso l’infanzia e i ricordi ad essa legati per gli artisti sono una fonte inesauribile di immagini e materiale di lavoro. Vi sono altri episodi che ritieni importanti per lo sviluppo del tuo lavoro?
Ilaria Abbiento: Oltre alle immagini e alle visioni che appaiono nel caleidoscopio della mia memoria infantile, ci sono alcune circostanze e passaggi fondamentali nella mia esistenza che tracciano importanti linee di pensiero nel processo del mio lavoro. Spesso si evidenziano nella colorazione pastello delle mie fotografie, evocando uno stato d’animo “in sospensione” e a tratti malinconico, ma che riesce poi a celebrare una condizione di armonia e serenità. Ma nell’ultimo lavoro, καρδια, elaborato durante una residenza d’artista sull’isola di Capraia, il senso della memoria è ancora più evidente, incisa in modo profondo da due eventi molto importanti della mia vita, il primo per la forte sensazione di “mal d’amore” procurato dalla separazione da una persona che ho amato molto e l’altro scaturito dal profondo dolore per la perdita di mio padre avvenuta al ritorno del mio viaggio. Capraia è un’isola vulcanica, l’unica dell’arcipelago toscano, e leggendo la sua storia ho scoperto che novemila anni fa a causa di una violenta eruzione, parte dell’isola è andata distrutta ed è spofondata nel mare.
Ho pensato di unire, attraverso la mia ricerca, la memoria dell’isola a quella delle “ferite del mio cuore”. Tutto il processo del lavoro, dunque, è costruito sul concetto di “cura” ed è stato elaborato adoperando diversi materiali oltre le stampe fotografiche. Su due carte nautiche di Capraia, ad esempio, sono intervenuta con la pittura a rame sui bordi dell’isola come stessi medicando le lesioni dei contorni frammentati. Ho costruito un mareografo immaginario, un’opera video che mette in relazione l’elettrocardiogramma del mio cuore con la pulsazione della luce del faro dell’isola e l’ondeggiamento del mare. Ho raccolto alcune pietre vulcaniche che ricordano la forma di un cuore e rappresentano una sorta di reperto di una memoria antica dell’isola che stavo esplorando. Come il mio cuore.
Gabriele Landi: Perché hai scelto di usare il rame per curare la ferita dell’isola? Isola che metaforicamente in questo lavoro mi sembra che tu assuma come autoritratto?
Ilaria Abbiento: καρδια in greco vuol dire cuore.
L’isola è un cuore sospeso sull’acqua.
Dal mare mi infiltro nelle sue arterie.
Osservando la carta nautica di Capraia il profilo dell’isola mi è apparso, nei suoi contorni, nella forma di un cuore lacerato. Soffrivo di mal d’amore quando mi sono imbarcata e così ho provato a capire se le fratture del mio cuore collimassero con le erosioni dell’isola.
Durante la mia permanenza a Capraia, ho ritrovato alcune pietre vulcaniche e ho osservato le lesioni nei suoi bordi misurandole con le mie. Ho costruito un mareografo registrando la mia presenza con un elettrocardiogramma e accordando il mio ritmo cardiaco a quello del mare e alla pulsazione della luce della lanterna di un faro.
Il mio cuore assumeva la forma di quell’isola, ho provato così a medicare le mie ferite curando la linea di confine tra la terra e il mare. Ho adoperato il rame (che tra l’altro è l’anagramma della parola mare) su alcuni tratti di costa nel disegno delle carte nautiche di Capraia. Il simbolo chimico del rame è Cu, deriva da cuprum, il nome in latino dell’isola di Cipro da cui viene estratto e luogo dove nacque Afrodite, la Dea Venere e proprio per questo il rame viene associato all’Amore. Inoltre Rudolf Steiner, in antroposofia, sostiene che il rame favorisce anche la cura, l’autoaccettazione e l’equilibrio delle emozioni.
Gabriele Landi: Le residenze d’artista oggi sono molto di moda nel tuo caso è una dinamica che si presta al tuo lavoro?
Ilaria Abbiento: Ho partecipato a diverse residenze d’artista che mi hanno permesso di realizzare alcuni lavori molto importanti volti ad ampliare la mia ricerca sul mare e sul Mediterraneo. Durante le ultime tre, in particolare, ho potuto esplorare tre isole meravigliose: l’Asinara in Sardegna, Capraia nell’arcipelago toscano e la Corsica dalla quale sono rientrata da poco. Da queste esperienze è nato il lavoro “Quaderno di un’isola” nel 2019 e “καρδια”nel 2020, mentre l’ultimo, di cui non svelo ancora il titolo, lo sto elaborando in questi giorni. Penso che la residenza sia una grande opportunità per un artista, perché è una dimensione in cui ci si ritrova profondamente a contatto con l’opera che si sta realizzando in un tempo e un luogo che sembrano “sospesi”, lontani da tutto ciò che normalmente si vive nella quotidianità. Sull’isola poi credo che questi aspetti si amplificano ancora di più, sia perché mi ritrovo su un perimetro geografico contornato unicamente dal mare, e dunque staccato dalla terraferma, e sia perché ogni volta ho la sensazione di essere “un’isola nell’isola” e questa dimensione mi aiuta a ritrovare ogni volta me stessa attraverso la mia ricerca.
Ilaria Abbiento è un’artista partenopea. La sua pratica artistica, che dedica da molti anni al tema del mare, è costellata da immagine e materia e percorre itinerari cartografici immaginari volti a un’indagine poetica del suo oceano interiore.
Le sue opere sono state esposte in molte gallerie d’arte e musei sia in Italia che all’estero come Al Blu di Prussia a Napoli, Riccardo Costantini Contemporay a Torino, Pac/Porto d’Arte Contemporanea ad Acciaroli, Il Fondaco Arte Contemporanea a Bra, Le Quadrilatère a Beauvais in Francia, L’Art Pur Gallery a Riyadh e Hafez Gallery a Jeddah in Arabia Saudita, l’Institut Culturel Italien a Parigi, la Galleria d’Arte Moderna a Catania, il Museo Macro a Roma, il Museo Madre e il Museo di Villa Pignatelli a Napoli. Alcune fanno parte di Collezioni d’Arte pubbliche e private come Imago Mundi Art, l’Archivio del Fondo Malerba per la fotografia, la Mediterraneum Collection, e la Biblioteca Vallicelliana di Roma. Ha partecipato a varie residenze d’artista tra cui BoCs Art a Cosenza, The Photosolstice all’Asinara in Sardegna e Plaza Art Residency sull’isola di Capraia nell’arcipelago toscano. Ha vinto diversi premi tra cui una residenza d’artista in Corsica con il Photolux Festival di Lucca in collaborazione con il Centre Méditerranéen de la Photographie di Bastia e recentemente finalista alla decima edizione del Premio Francesco Fabbri per le arti contemporanee.

Ilaria Abbiento particolari dell’opera installata al Pac Porto d’arte Contemporanea di Acciaroli, Salerno (2021)
a cura di Valentina Rippa

Ilaria Abbiento
Opera polittico + Mediterraneo (video)installazione Le Quadrilatére Galerie, Beauvais, Francia (2018)
a cura di Enrico Stefanelli

Ilaria Abbiento
panno di lino intessuto di acqua di mare, boccetta di vetro, fotografia, filo rosso per Il sangue delle donne. Tracce di rosso su panno bianco
a cura di Manuela De Leonardis


Ilaria Abbiento
opera video 2 frames
Progetto Oltremare a cura di Michela Eremita in collaborazione con progetto Dune Accademia Mutamenti
Centro Pecci per l’Arte Contemporanea (2020)

Ilaria Abbiento
Tavola di studio per l’installazione dell’opera Institut Culturel Italien de Paris, Francia (2021)
a cura di Sandro Cappelli

Ilaria Abbiento

Ilaria Abbiento
Opera finalista alla decima edizione del Premio Fabbri per le Arti Contemporanee (2021)
a cura di Carlo Sala
courtesy Claudio Composti mc2gallery Milano
